ROMA - Medici e ospedali votati e giudicati su internet come se fossero pietanze consumate al ristorante oppure camere d’albergo appena lasciate dai turisti. In questo caso, però, i consumatori pronti a inviare la loro sentenza sul sito Q-Salute sono una specie decisamente particolare: i pazienti appena visitati e quelli ricoverati in corsia, magari addirittura i parenti degli ammalati. E i camici bianchi sono subito diventati neri per la rabbia. Perchè non intendono affatto essere messi accanto a commenti o pallini che ne indicano il gradimento, la cortesia, la competenza, la disponibilità nell’individuare malanni e farmaci più adatti. «È un fatto scandaloso - dice senza peli sulla lingua il presidente nazionale del Sindacato medici italiani (Smi), il napoletano Giuseppe Del Barone -. Nomi e cognomi dei professionisti non possono essere affiancati da un voto (da zero a 5). Non si può giudicare un professionista, nel bene e nel male, senza averne le competenze. Gli unici abilitati sono le commissioni di verifica provinciali e nazionali dell’Ordine, oltre alla magistratura. Anzi, credo che l’Ordine dei Medici dovrebbe tutelare gli iscritti minacciando querele». Difficile però fermare l’avanzata della Rete e dei social network, dove oramai fioccano giudizi e post non controllati. In fondo, tutti hanno sempre chiesto ad amici e parenti referenze su questo oppure su quel medico, sulla qualità e la bravura del personale di un ospedale oppure di un reparto. Ma bisogna anche proteggere (da stroncature gratuite cliccate dagli internauti) il buon nome di chi deve garantire la salute pubblica. E forse il portale della discordia (edito da QNetwork Sas) mette sullo stesso piano spiagge, villaggi, ristoranti, libri con i giudizi su medici di famiglia, primari e nosocomi ospedalieri. Una sanità da zero a cinque stelle.
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